
Abete naturale o artificiale: analizziamo l'impatto ambientale
Guida scritta il 15 febbraio 2024 da:
Sebastiano, Tuttofare autodidatta
Caratteristiche importanti
- Dati del mercato globale
- Impronta ecologica
- Ecolabel e certificazioni
L'abete del vicino è sempre più verde!
Circa un quarto delle famiglie italiane acquista un albero di Natale all'inizio di dicembre, 20 su 100 comprano un abete naturale mentre 4 ne scelgono uno artificiale.
Gli abeti naturali venduti in Italia provengono per l'80% da produzioni forestali, il restante 20% viene importato soprattutto dall'Europa settentrionale e trasportato via terra. Se viene tagliato, la sua aspettativa di vita è pressoché nulla, mentre se viene acquistato in vaso e ha avuto buone opportunità di ricrescere all'esterno, potrebbe durare diversi anni.
Gli abeti artificiali provengono essenzialmente dall'Asia, per la maggior parte dalla Cina, sono prodotti in metallo e plastica nelle fabbriche e trasportati via mare e via terra. Hanno una durata media di utilizzo di 6 anni.
Leggendo questi dati e senza essere esperti di sviluppo sostenibile, tendiamo spontaneamente a concludere come l'abete naturale abbia un impatto ambientale minore rispetto all'omologo artificiale. Ma di quale mercato stiamo parlando? E che dire del loro impatto ambientale a breve e a lungo termine? Le emissioni di CO2 residue sono trascurabili?
Il mercato degli alberi di Natale
Dati del mercato globale
Italia 2018, le festività natalizie si avvicinano e circa 6,6 milioni di famiglie (23,4%) acquistano 6,9 milioni di abeti al prezzo medio di 27,08 € a pezzo, per un totale di 186,7 milioni di euro. L'età media degli acquirenti si attesta fra i 35 - 49 anni (33%), seguita dalla fascia 50 - 64 anni (29%), dagli over 65 (21%) e dai minori di 35 anni (17%).
Quota di alberi di Natale naturali
5,6 milioni di famiglie (19,8%) preferiscono acquistare un albero di Natale naturale al prezzo medio di 26,97 €, per un fatturato totale pari a 157,2 milioni di euro. Le famiglie acquirenti si trovano soprattutto nelle regioni del nord (41%), appartengono a categorie socio-professionali elevate (44%) e preferiscono i Nordmann all'80% dell'altezza. Di tutte le specie, il 90% degli alberi di Natale vengono acquistati tagliati e la metà di essi prima del 9 dicembre. La grande distribuzione rimane il luogo principale di vendita (32%), seguita dai vivai (14%) e dalle imprese boschive (11,5%).
Quota di alberi di Natale artificiali
Troviamo abeti artificiali nelle case di 1,06 milioni di famiglie (3,7%), venduti al prezzo medio di 27,61 €, per un fatturato totale pari a 29,5 milioni di euro. La distribuzione della maggior parte delle famiglie acquirenti è identica, in compenso queste ultime dispongono di un reddito medio più basso rispetto agli acquirenti degli abeti naturali. Il 69% delle famiglie acquirenti di alberi di Natale artificiali hanno un reddito mensile inferiore ai 3.000 € e il 31% superiore a 3.001 €, mentre il 53% di quelle che acquistano abeti naturali ha un reddito mensile superiore a 3.001 €, il 48% inferiore a 3.000 €. I negozi di decorazione sono il luogo principale di vendita (40%) seguiti dalla grande distribuzione (25%) e dai vivai (8%).
Fonte franceagrimer.fr secondo l'istituto di studi Kantar
Alberi di Natale
Analisi dell'impatto ambientale del ciclo di vita degli abeti naturali e artificiali
Nel 2009 Ellipsos, società di consulenza canadese specializzata in sviluppo sostenibile, ha pubblicato un'analisi sull'impatto ambientale del ciclo di vita degli abeti naturali e artificiali, dalla loro produzione fino al riciclaggio o eliminazione.
Uno studio pertinente e accurato...
Per condurre lo studio, Ellipsos si è avvalsa del metodo Impact2002+, che consente di raggruppare 14 categorie di impatto intermedie in 4 principali, che sono:
la salute umana;
la qualità degli ecosistemi;
i cambiamenti climatici;
l'esaurimento delle risorse.
L'abete naturale si rivela essere la scelta migliore, specialmente se si considerano gli impatti sui cambiamenti climatici e l'esaurimento delle risorse, anche se ha pesa maggiormente sulla qualità degli ecosistemi.
I risultati dello studio indicano che l'abete naturale contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (39%) rispetto all'abete artificiale. La produzione di un abete naturale genera effetti positivi sul cambiamento climatico grazie alla sua capacità di sottrarre CO2 durante la crescita. Gli impatti dell'abete artificiale invece, si verificano in particolare durante la produzione (100%) e perché diventi la scelta migliore in termini di sostenibilità, bisognerebbe usarlo per almeno 20 anni. (1)
Sul piano del riciclaggio, dopo le festività natalizie l'abete naturale può essere convertito in compost, trasformato in trucioli, pacciame, combustibile, può anche essere smaltito presso un centro di smaltimento oppure, se è stato acquistato in vaso, ripiantato. Dal canto suo, l'abete artificiale viene smaltito in discarica, dove può essere reimmesso nel ciclo industriale per l'estrazione e il trattamento delle sue materie.
(1) Fonte: Studio albero di Natale Ellipsos
Alberi di Natale
Un ago in un pagliaio di migliaia di ettari di abeti
Impronta di carbonio degli abeti naturali e artificiali
Per il ciclo di vita completo, un abete naturale produce emissioni di CO2 pari a 3,1 kg, mentre uno artificiale 8,1 kg - emissioni calcolate su base annua, ovvero 48,3 kg per l'intera durata di vita stimata di 6 anni.
Per fare un paragone, e come precisa l'analisi realizzata da Ellipsos: "per ottenere emissioni equivalenti con un'auto di classe compatta, si dovrebbero percorrere rispettivamente 125 e 322 chilometri. In altre parole, per compensare le emissioni di gas a effetto serra prodotte da un albero di Natale, al di là della tipologia (sic), basterebbe andare al lavoro usando il car sharing o la bici, da una a tre settimane l'anno."
Sempre riguardo all'impronta ecologica e per contestualizzare i numeri citati, ecco la media annua delle principali fonti di emissione di un italiano:
1,15 tonnellate per l'alimentazione (carne, pesce);
1,2 tonnellate di CO2 per l'acquisto e l'uso di nuove tecnologie (computer, smartphone, pad, ecc.);
1,5 tonnellate di CO2 per i servizi pubblici e la salute;
1,7 tonnellate di CO2 per l'energia dell'abitazione (gas, elettricità, ecc.);
2 tonnellate di CO2 per un'auto.
Evidentemente, si tratta di un mezzo personale che non include i costi del carbone legati ai divertimenti come i brevi soggiorni nelle capitali europee, le crociere nel Mediterraneo, il giro d'Italia in camper...
Eco-responsabilità e standard FSC
Scegli gli abeti ecolabel
Ma torniamo ai nostri alberelli: gli acquirenti desiderosi di fare scelte più responsabili opteranno per alberi di Natale ecolabel, acquistati nella filiera corta. Sono due le certificazioni che si distinguono e che garantiscono una coltura responsabile: lo standard FSC e quella MPS.
Lo standard FSC
Lo standard di gestione forestale «FSC®» per l'Italia, assicura che una foresta o una piantagione forestale siano gestite nel rispetto di rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.
L'etichetta MPS
L'etichetta MPS «Milieu Programma Sierteelt», ecolabel europea, coinvolge i produttori nel controllo dei fattori di produzione delle loro aziende (acqua, trattamenti fitosanitari, fertilizzanti, ecc.) per una produzione più ecologica.
La certificazione offre una classificazione con lettere dalla A+, etichetta che risponde a parametri più rigidi, fino alla C.
Etichetta rossa e agricoltura biologica
L'etichetta rossa significa garanzia di qualità, in particolare riguardo la coltura, il taglio, l'imballaggio, la spedizione degli abeti, ecc. La coltura degli alberi di Natale provenienti da agricoltura biologica è praticamente irrisoria, e in Italia viene riassunta in qualche migliaio di ettari, prevalentemente in Toscana.
Vogliamo parlare dell'impatto ambientale delle decorazioni natalizie esterne?
Alberi di Natale
Per saperne di più sul consumo responsabile
Di seguito una selezione di cinque articoli sul tema dell'eco-responsabilità e dello sviluppo sostenibile.
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