Ciliegio Selvatico Prunus avium, Albero da Fiore Bianco, Vaso ø19cm h 130/160 cm
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Informazioni sul prodotto
Descrizione
Il ciliegio selvatico (Prunus avium) è una latifoglia nobile autoctona appartenente alla famiglia delle Rosaceae, ampiamente diffusa nei boschi mesofili europei. Fornito in vaso ø19 cm con altezza 130-160 cm dal Vivaio di Castelletto, questo albero a foglia caduca si distingue per il portamento eretto, la corteccia caratteristica e l'eccezionale valore ecologico come specie mellifera. Costituisce la pianta capostipite da cui derivano le varietà di ciliegio dolce da frutto e molteplici cultivar ornamentali.
Caratteristiche botaniche
Famiglia Rosaceae. Il fusto presenta una corteccia bruno-rossastra con marcate lenticelle orizzontali, che con l'età sviluppa un ritidoma fessurato. Le foglie sono alterne, ovato-oblunghe, con margine seghettato e provviste di due ghiandole nettarifere rossastre all'apice del picciolo. L'antesi ha luogo tra fine marzo e inizio aprile: i fiori ermafroditi, a corolla bianca con 5 petali, sono disposti in fascetti ombelliformi sessili di 2-6 unità. I frutti sono drupe globose di 1-2 cm, rosso scuro a maturità estiva. Tra le varietà ornamentali sterili si distingue Prunus avium 'Plena', apprezzata per i doppi fiori nivei.
Crescita e sviluppo
La specie evidenzia un rapido accrescimento giovanile di circa 60-80 cm/anno, stabilizzandosi su un'altezza definitiva di 15-25 m e un diametro di chioma di 8-12 m a maturità. La longevità media supera facilmente i 100 anni, sviluppando un portamento piramidale che evolve in una chioma ovale-espansa a dominanza apicale definita.
Indicazioni e utilizzo
- Interventi di riforestazione, riqualificazione ambientale e consolidamento ecologico di aree marginali.
- Alberatura isolata d'ombra per parchi urbani, giardini informali e tenute di campagna.
- Creazione di fasce boscate frangivento e corridoi faunistici in ambiente collinare o di pianura.
- Rifugio trofico per l'avifauna durante la stagione estiva grazie all'abbondante produzione di drupe.
- Arricchimento di parchi apistici come precoce fonte nettarifera e pollinifera per gli apoidei.
Terreno
Predilige suoli profondi, fertili, a medio impasto franco-argilloso o franco-sabbioso, con ottima capacità di sgrondo idrico. Teme i ristagni idrici prolungati, responsabili di asfissia radicale. Tollera substrati moderatamente calcarei, assestandosi su un intervallo ottimale di pH 6.0-7.5. Nei terreni argillosi e pesanti della Pianura Padana è opportuno alleggerire il substrato con sabbia di fiume al momento della piantumazione.
Esposizione
Esige una posizione in pieno sole per massimizzare la fioritura e mantenere asciutta la chioma, limitando l'insorgenza di crittogame. Mostra un'ottima tolleranza alle correnti d'aria e al vento moderato. Vegeta con successo dal livello del mare fino a 1.200 m di altitudine, adattandosi sia al clima continentale del Nord Italia sia alle zone interne collinari del Centro-Sud.
Irrigazione
Necessaria durante i primi due anni dall'impianto: somministrare 15-20 litri d'acqua ogni 7-10 giorni da maggio a settembre. A sviluppo completo, la pianta sviluppa un apparato radicale profondo che la rende autonoma, salvo estati eccezionalmente siccitose. Il segnale primario di stress idrico consiste nell'ingiallimento e nella caduta precoce delle foglie basali della chioma.
Concimazione
Si interviene a fine febbraio distribuendo alla base 2-3 kg di stallatico maturo o pellettato. In alternativa, è possibile apportare 100-150 g di concime minerale granulare a lenta cessione con rapporto NPK equilibrato (es. 10-10-10), evitando concimazioni a eccessivo tenore di azoto che renderebbero i germogli teneri suscettibili ad attacchi parassitari.
Potatura e manutenzione
I tagli vanno eseguiti a fine estate (agosto-settembre) o a fine inverno prima della ripresa vegetativa, operando esclusivamente per asportare rami secchi, spezzati o mal disposti. Da evitare potature drastiche invernali a causa dell'elevata suscettibilità alla produzione di gommosi cicatriziale. È fondamentale impiegare cesoie e segacci disinfettati e proteggere ferite superiori ai 3 cm con mastice protettivo.
Resistenza e salute della pianta
Notevole rusticità invernale, tollera minime termiche fino a -25°C (zone USDA 5-8). Tra i principali agenti patogeni figurano la moniliosi (Monilinia laxa), le batteriosi da Pseudomonas syringae e le infestazioni dei frutti da parte della mosca del ciliegio (Rhagoletis cerasi). La profilassi prevede trattamenti rameici invernali post-defogliazione e pratiche agronomiche atte a garantire costante areazione interna della chioma.
Istruzioni per il trapianto
Il periodo ideale per la messa a dimora va da metà ottobre a fine febbraio. Scavare una buca di 60x60 cm con profondità di 50 cm. Allestire sul fondo uno strato di drenaggio di 5-10 cm di ghiaia spaccata. Rispettare un sesto di impianto di almeno 6-8 m da altre alberature. Posizionare il colletto a livello della superficie, richiudere compattando moderatamente, irrigare a fondo e vincolare il fusto a un tutore in legno mediante legatura elastica a otto per i primi 24 mesi.
Caratteristiche
- MarcheVIVAIO DI CASTELLETTO
- Peso8.9 kg
- ColoreBianco
- Uso previstoEsterno
- Può essere ripiantatoSi
- RusticitàRustico
- Tipo di alberoDa frutto
- Tipo di fogliameSempreverde
- Varietà di alberoCiliegio selvatico
- Referenza ManoManoME232146366
- MMID279566760133
- Rif. costruttorePF064















